Candore Lunare

Autrice:Maria Josè(Elettra Lumes)

Personaggi:Joey(Maria Josè),Remus Lupin

VM:16

Inizio

Era una fresca notte di luna piena; nel bosco regnava la pace, gli animali dormivano e le luci erano appena state spente nella piccola casetta al limitare degli alti abeti. Si presupponeva che tutti i componenti della famiglia, la madre dai lunghi capelli castani, che sfornava crostate quasi tutti i giorni; il padre che amava giocare con il loro unico e tenero figlioletto di sei anni; fossero andati a dormire. Ma non era così: il bambino si stava calando dalla finestra di casa, e teneva stretto tra le sue mani un piccolo fagotto.

Con passo svelto e sicuro, si inoltrò tra gli alberi. Gli occhietti curiosi degli animali notturni non parvero turbarlo, così proseguì il suo cammino tra gli alberi, con una meta ben precisa.

Camminò per svariati minuti, fino a quando non giunse davanti ad una grotta, lugubre e solitaria. Entrò.

“Laila..?Ci sei?” chiese con dolcezza.

“Mi dispiace di essere venuto nonostante mi avessi chiesto di non farlo, ma la mamma aveva fatto una torta così buona che..Laila?” il bambino si avvicinò alla figura di una bambina, inginocchiata al suolo.

“Ti avevo detto di non venire!” ruggì la bambina con voce roca. Il bambino indietreggiò ferito.

“Ma..io..”provò ad allungare una mano verso i capelli biondi della bambina, che si ritrasse spaventata.

“Laila..ma che ti prende?” chiese il bambino con la sua dolce e premurosa vocina.

“VATTENE VIA!VATTENE..”cominciò la bambina, ma poi la voce le morì in gola. Si accasciò a terra e prese ad agitarsi convulsamente.

“Non me ne vado!Tu stai..”

“VA VI..ggh..”la bambina chinò la testa, quando un debole raggio lunare le illuminò il candido viso.

Il bambino indietreggiò intimorito. Avrebbe detto qualcosa ma stava assistendo ad uno spettacolo veramente angosciante: il piccolo corpo di Laila si stava..deformando! Diventava più grosso e i sudici indumenti le si strapparono di dosso.

“Laila..”disse in un soffio mentre il corpo le si copriva di folti peli ramati.

Ora l’orrenda metamorfosi era avvenuta: una strana creatura, uno storpio né animale né uomo; nessuna traccia della gioiosa umanità di Laila era presente nell’essere.

Il bambino stava immobile e la fissava stravolto. La torta era caduta a terra, in preda alle formiche.

“Laila..stai bene?” ebbe il coraggio di chiedere. La creatura sollevò il capo e lo fissò qualche istante, come se stesse focalizzando un quell’istante l’immagine del piccolo amico. Passarono interminabili istanti, la creatura si alzò goffamente sulle due zampe e prese a ringhiare ferocemente. Ormai conscio del fatto che non vi era più alcuna traccia della bella bambina dai capelli biondi e i dolci occhi verdi, il bambino prese a correre più velocemente possibile, nella direzione da cui era venuto. I rami gli graffiavano il viso, le foglie finivano tra i morbidi capelli castani scompigliati dal vento. Corse fino a quando le forze glielo consentirono; poi cadde a terra, si voltò, e vide la creatura corrergli dietro.

“LAILA NON MI RICONOSCI?!SONO REMUS!” strillò il bambino con tutte le sue forze, ma niente. Gli occhi dell’animale dardeggiavano spietati verso di lui.

Remus ebbe la forza di alzarsi e continuare la sua folle corsa verso la salvezza.

Finalmente eccola là: la sua bella casetta! Le luci erano accese, quindi i suoi genitori molto probabilmente erano svegli!

“Papà!Mamma!” strillò con tutte le sue forze. Ormai convinto di aver raggiunto la sua meta, Remus fece un sorriso, che si tramutò in una smorfia di dolore: l’animale gli era balzato addosso, facendolo cadere.

“Laila..”sussurrò mentre l’animale gli lacerava il fianco con un morso.



Dalla casa provennero dei fiotti di luce rossa che colpirono in pieno l’animale, facendolo volare a metri di distanza dal corpo esamine del piccolo Remus.

“OH MIO DIO!”strillò la donna correndo verso il suo adorato bambino, che giaceva in una pozza di sangue.

“REMUS RISPONDI!” pianse la donna mentre il padre si occupava di mandare via il terribile Licantropo.

“Laila..non fate..le male..”mormorò Remus. L’uomo corse loro incontro e lo prese in braccio.

“Chiama immediatamente un guaritore!” ordinò alla donna che piangeva disperata. In quel frangente Remus chiuse gli occhi, ormai dimentico del dolore.



La sua mente vagò ai giorni prima, quando aveva conosciuto la sua piccola amica, Laila. Era davvero una bambina dolce e timida, esattamente come lui; purtroppo lei non era affatto felice! I suoi genitori l’avevano abbandonata per chissà quale strana ragione, nella foresta. Remus l’aveva trovata addormentata in una grotta, avvolta da dei vecchi vestiti. Avevano fatto amicizia e si divertivano tanto insieme..

Però un giorno, la bambina si era dimostrata parecchio stanca e debilitata. Non rispose alle domande del suo amico, disse solo che la notte successiva non potevano giocare. Remus però, non le diede ascolto.



Quando riaprì gli occhi, si trovava sdraiato sul suo comodo lettino, con lo sguardo della madre puntato addosso.

“Piccolo mio..” sussurrò sorridendo tristemente. Remus si guardò intorno, nella stanza, e vide il padre che salutava uno strano signore in camice bianco.

“Fatevi coraggio..”disse prima di sparire dalla casa.

Il padre di Remus, un uomo dall’animo gentile, che mai e poi mai aveva né alzato la voce, né dato segno di cattivo umore, diede un feroce pugno alla porta chiusa.

“FATEVI CORAGGIO,HA DETTO!”

La madre di Remus si ritrasse spaventata

“Calmati..ti prego..”

“Calmarmi?La sua vita è rovinata, capisci?!ROVINATA!”

Remus non capiva perché il padre era di quell’umore.

“Papà..” lo chiamò e l’uomo si raddolcì subito. Si avvicinò al letto e gli prese la mano

“Campione…riposa..d’ora in avanti..sarà difficile ma..ti assicuro che ce la faremo..”

Remus lo guardò interrogativo ma non disse nulla: troppo stanco, il dolore al fianco era troppo forte. Chiuse gli occhi, per cadere in un sonno profondo.






Circa trent’anni dopo…





Un uomo dall’aria stanca, aveva appena aperto la porta della sua piccola casa al limitare di una vecchia foresta.

Nessuno ad accoglierlo, solamente uno scodinzolante cane nero dagli occhi scintillanti.

“Che avrai mai da essere allegro poi..?!” chiese al cane. L’animale lo guardò con uno sguardo intelligente e sembrò quasi sorridere.

“Avanti..non fare lo sciocco adesso!” sorrise debolmente mentre gettava il mantello logoro nella poltrona.

Il cane abbaiò in segno d’approvazione, per poi trasformarsi lentamente prendendo forma umana.

“Come sei duro con il tuo povero cagnolino!Non ti vede per tutto il giorno e appena ti fa le feste reagisci così?” chiese sorridendo divertito.

Remus si lasciò cadere sul divano e senza guardarlo disse

“Non è stata granché come giornata..”

Sirius si fece serio

“Ti riferisci a..”

“Al tuo amico Mundungus!” aggiunse esasperato. Sirius si grattò la barba incolta

“Amico è una parola grossa..però diciamo che..”

“Per colpa sua sono dovuto entrare al Ministero..doveva per forza chiedere a me di sistemargli la faccenda dei calderoni?!Con tutti i problemi che abbiamo avuto dopo gli avvenimenti del Torneo..” si passò una mano tra i capelli e poi sorrise amareggiato “Persino la signora Umbridge si ci è messa..”

Sirius fece una faccia disgustata.

“Che donna orripilante!”

Remus annuì distrattamente.

“Ora sta cercando consensi per marchiare tutti i Licantropi..”

Sirius lo guardò serio “Sai..” cominciò “..un bel tatuaggio ti starebbe proprio bene!”

Remus rimase zitto qualche secondo, dopodiché scoppiò in una risata che sembrava voler trattenere.

“Sei sempre il solito!”

“Dico sul serio Lunastorta!”



Intanto in un vecchio maniero sperduto chissà dove, c’era un certo movimento. Dalle pareti antiche ricoperte da rampicanti, non traspariva alcun suono. Solo una finestra sbarrata da delle barre arrugginite si poteva udire e vedere ciò che avveniva: delle persone incappucciate stavano all’interno di una grande sala, illuminata dalle luci delle candele. Le persone stavano disposte a cerchio, mentre un enorme serpente si aggirava dietro le schiere. All’interno del cerchio vi stava una figura alta e anch’essa incappucciata: dal buio del suo viso dardeggiavano due lucenti occhi rossi.

“Signori..”cominciò in un sibilo. Il brusio cessò, così come lo strisciare del serpente che si era acciambellato come in ascolto.

“Tanto tempo è passato da quando non ci ritrovavamo tutti insieme..”fece una pausa “Troppo..”

Calò un silenzio carico di tensione.

“Ma ora è giunto il tempo di agire! Di tornare alla vecchia vita!” annunciò trionfante. Si levò un grido di consenso tra i mangiamorte.

“Ma..come allora..c’è ancora una persona che vuole contrastare il potere di Lord Voldemort..Sapete di chi sto parlando, vero?” chiese ai seguaci.

“DI SILENTE!CHE SIA DANNATO!”strillò una voce femminile. Il Signore Oscuro sorrise e si diresse dalla donna.

“Certo, Bella..è quello che gli aspetta del resto..dannazione!”

Un sorriso scintillò da sotto il cappuccio.

“Devo cominciare a fargli perdere credibilità..Devo attaccare coloro che sono accanto a lui e lo sostengono da sempre..”continuò Voldemort. Una figura avanzò dalle file.

“Signore..proporrei Arthur Weas..”

“Sempre il solito Lucius..”interruppe il Signore Oscuro. Malfoy lo guardò spaventato.

“Sempre pronto a cercare di trarre profitto dalle nostre azioni..”

“Ma..Si..signore io..”

“Qualità lodevole..ma ho altri piani..Non possiamo attaccare un così ‘vecchio’ componente..Io intendevo un mago giovane e valente..”

Lucius Malfoy si chinò a baciare la sua veste.

“Ha ragione Signore!Dovevo pensarci prima: quel Black è..”

“Ti sbagli di nuovo..”lo interruppe come si fa con un bambino.

“..non mi riferivo a lui..Per Black ho altri piani..”

“Ma allora chi…”

“Il signor Lupin, naturalmente!”

Dalle figure nell’ombra si levarono diversi commenti.

“Ma chi è?” “Il licantropo!” “Chi?” “Il mannaro che sta sotto la sua ala!” “Quel pezzente!” “E’ amico di Black!” “E lo era dei Potter!” “Feccia!” “E’ un mago potente!Sarà difficile tenergli testa!” “Verme!”

Solo una persona non parlava: stava semplicemente immobile, immersa nell’ombra sperando di non essere notata.

Voldemort fece un gesto con la mano e tutti si zittirono.

“Piccola..so a che pensi..”si avvicinò alla figura che avanzò verso la luce per farsi vedere dal suo Padrone.

“Tu conosci la persona di cui stiamo parlando..Vero?”

Dal cappuccio della ragazza usciva una ciocca di capelli biondi.

“Sì..padrone..”sussurrò.

“E sai anche..che dalla tua specie mi aspetto tanto..Quindi..sai che ho bisogno del tuo aiuto.”

La ragazza annuì debolmente.

“Brava, piccola!”disse con falsa dolcezza. La ragazza tremava visibilmente.

“Entrerai in azione la prossima luna piena..E’ arrivato il momento di dimostrarmi la tua fedeltà e devozione nei miei confronti. A lavoro compiuto verrai sottoposta alla marchiatura, sei contenta?Verrai a far parte delle mie schiere a tutti gli effetti!” Seguì una risata gelida che fece paralizzare di paura la piccola figura. I mangiamorte esultarono e nessuno si rese conto, che dagli occhi verdi nascosti sotto il cappuccio, stavano uscendo delle piccole e timide lacrime.



Circa una settimana dopo Sirius tornò a vivere nella vecchia casa dei Black a Grimmaulde Place. Quando cominciarono i primi incontri dell’Ordine della Fenice, sorsero non pochi problemi a causa della rivalità tra Sirius e il professor Piton, rivalità che risale ai tempi della scuola.

“Ma che razza di uomo è uno che passa il tempo a maltrattare ragazzi?!”disse Sirius ad alta voce mentre Piton era di spalle. I gemelli Weasley che si trovavano in cucina trattennero una risata.

“Almeno posso definirmi persona, non come un cagnaccio di mia conoscenza!”

Remus era appena entrato con Arthur Weasley quando i due avevano preso a fissarsi in malo modo.

“Ehm..fate le persone civili!”cominciò il signor Weasley.

“Proprio ora che stava arrivando la parte divertente!”disse Ron divertito ed Hermione, seduta accanto a lui, gli diede una gomitata.

“Potrei dimostrarti il mio valore in qualsiasi momento, Mocciosus!Alla luce del sole!”sbottò Sirius.

Piton sorrise malignamente.

“Allora usciamo, su! Sono curioso di vedere quanto tempo ci metteranno i dissennatori a trovarti per un bacetto!”

Sirius estrasse la bacchetta, seguito subito dopo da Piton.

“Piantatela di fare i monotoni..”sbottò Tonks con aria annoiata.

La discussione che seguì durò pochi secondi, fino all’arrivo di Silente.

Dopo aver ridacchiato per il comportamento dei due maghi, comunicò loro che si sarebbe tenuta un’altra riunione.

Sirius bofonchiò qualcosa e Remus sorrise; poi si fermò un secondo a massaggiarsi il collo.

“Ma che ti prende?” chiese Sirius senza farsi sentire dagli altri.

“Nulla..ieri durante la trasformazione mi sono tagliato..”disse riferendosi alla notte di luna piena passata.

Si sedettero entrambi al grande tavolo, mentre Silente si sedette a capotavola insieme al Signor Weasley.

“Perché pensate che ci sia bisogno di un’altra riunione, Albus?” chiese Moody mentre il suo occhio roteava.

“Sono successi degli avvenimenti piuttosto gravi, Alastor: dei mangiamorte hanno preso a torturare dei babbani nella periferia di Londra..” Disse Silente in tono grave.

“E’ nella zona vicino casa mia..purtroppo quando è successo non ero..ehm..raggiungibile..”arrossì Remus. Gli altri intuirono che stesse alludendo alla Luna.

“Hanno cominciato alla grande a quanto pare..”sibilò Piton. Sirius stava per rispondere quando il signor Weasley prese a parlare in tono cupo.

“Non è tutto purtroppo..I mangiamorte hanno lasciato i babbani alle prese con un lupo mannaro che..”non concluse la frase.

Calò un silenzio carico di tensione. Remus divenne pallido e incominciò a tremare.

“I-io..ho preso la..p-pozione..”ansimò. Sirius gli posò una mano sulla spalla.

“Lo sappiamo!E’ ovvio che non è stato lui!”si rivolse ai presenti che lo guardarono leggermente intimoriti, cosa che fece innervosire l’animagus ancora di più.

“Insomma!”sbatté un pugno sulla tavola.

“COME POTETE CREDE..”

Silente gli si fermò accanto e lo calmò con un semplice sorriso.

“Lo sappiamo Sirius..Ci fidiamo ciecamente di Remus. Lo stesso Severus si è accertato che avesse una pozione anti-lupo per tempo.”

Piton fece una smorfia, la stessa che si dipinse sul viso di Sirius.

Intanto nella mente di Remus vorticavano mille pensieri contrastanti: lui sapeva di aver bevuto la pozione, ma ha dato l’effetto desiderato?Qualcosa è andato storto?E se per qualche minuto avesse preso il sopravvento la sua natura oscura?Come poteva saperlo?!I ricordi delle notti si mescolavano sempre l’uno con l’altro fino a sembrare tutt’uno.

Una volta lasciata Grimmaulde Place, cominciò a vagare per le strade senza una meta precisa. Ripensò ai suoi anni da studente, con i suoi amici a combinarne di tutti i colori. Era bello pensare a quei tempi, tempi felici. Ma per la prima volta, dopo tanto tempo, pensò ai momenti che precedettero la nascita come Lupo Mannaro: un bimbo felice che viveva con i suoi genitori. Un ragazzino allegro che amava la lettura e i giochi nei grandi prati. Aveva passato una stupenda infanzia..C’era anche un’altra persona però: una bambina dai capelli colore del grano, con gli occhi verdi e il sorriso triste. Quanto aveva pensato a lei in passato..e adesso se ne era quasi dimenticato!

Si avviò per una stradina buia, quando si accorse di essere seguito. Inizialmente non ci fece molto caso ma quando vide chiaramente un’ombra dietro di sé, si andò a sedere ad un piccolo pub. La strana figura ammantata di nero si era fermata sotto un palo, convinta di non essere vista.

Remus decise di passare all’azione: si alzò dal tavolo e, dopo aver girato un angolo, attese che l’inseguitore arrivasse. Appena sentì i passi farsi vicini si mise in allerta: afferrò la figura appena apparve davanti ai suoi occhi e gli puntò la bacchetta.

“CHI SEI?” domandò fermo. Non riusciva a vedere il viso perché era nascosto dal cappuccio, ma a giudicare dalla stazza era una donna: stava tremando visibilmente e delle ciocche bionde uscivano dal cappuccio.

“Remus..” mormorò tremante. L’uomo la lasciò andare senza però abbandonare la bacchetta. La donna allora si tolse il cappuccio e lo guardò con i suoi grandi occhi verdi.

“Non..non è possibile..” Remus impallidì: era Laila!Cominciarono a parlare senza accorgersi di essere osservati da due figure nascoste nell’ombra.

“Ben fatto!”disse uno.

“Sì..la pezzente si sta rivelando utile..”



Quando arrivarono a casa di Remus doveva essere mezzanotte inoltrata.

“Non dovrei essere qui..”mormorò lei una volta che la porta fu chiusa.

“Mi hai detto che non avevi un posto dove passare la notte!” disse premuroso.

“Ma Remus..”la donna avvertì il cuore batterle forte nel petto.

“Ti preparo qualcosa di caldo..”le sorrise dolcemente e questa reazione fece molto male alla donna. Gli occhi le si imperlarono di lacrime.

“Perché?”cominciò tremante “..dopo quello che ti ho fatto..COME PUOI?!”

Remus sorrise tristemente.

“E’..stato un incidente Laila!Tu non..”

“TI HO ROVINATO LA VITA!”

Remus si avvicinò a lei e la strinse al petto per cercare di rassicurarla, per farle capire che non importava.

“La cosa importante..è che sei sana e salva. Non puoi capire quanto ti abbia potuto cercare!Ero tremendamente preoccupato per te.”

Laila si irrigidì.

“No..”lo allontanò da sé. Remus la fissò stupito mentre un tuono squarciò l’aria: fuori era scoppiato un temporale.

“Laila..”

“Non..posso…”uscì velocemente dalla casa piangendo disperatamente. <<Non posso tradirlo!>>pensò mentre correva sotto la pioggia <<Gli ho già fatto troppo male!TROPPO!>>

Corse fino a quando non trovò due figure ferme davanti a lei.

“Laila..”disse una voce fredda.

“Lucius!Ti prego..non posso!”si attaccò alla sua veste cercando conforto.

“Che schifo!”le diede un calcio facendola cadere in mezzo al fango.

“Quante volte ti ho detto e ripetuto di non toccarmi, razza di bestia immonde!”

Laila smise di piangere e si morse un labbro.

“Perdonami..”

L’altra figura rise divertita.

“Non sai davvero trattare le fanciulle!”

Lucius storse le labbra “Allora parlale tu Antonin!”

L’uomo sollevò il mento della giovane sussurrandole “Se non svolgi gli ordini del tuo padrone..”strinse di più “..il tuo piccolo bastardo farà una brutta fine..”

Laila strillò.

“No!Avevate detto che non avreste fatto del male al mio Jullien!!!”

I due risero.

“Tranquilla!L’ibrido è al sicuro..la cosa importante è che tu faccia come ti ordina il Signore Oscuro.”

Entrambi sparirono velocemente lasciando la povera donna sola e disperata.

“Laila!!”

Si voltò e vide Remus correre verso di lei con un ombrello in mano e una coperta nell’altra.

“Ti prenderai un malanno!”la strinse nella coperta e la condusse in casa.

La donna provò una strana sensazione di lieve smarrimento vedendo la casa dell’uomo: calda, pulita, ordinata. Eppure..lui era esattamente come lei!Come aveva potuto trovare una casa e vivere una vita normale?

“Scu..scusami Remus..”disse una volta cambiata d’abito e seduta davanti al camino.

“Per cosa?”chiese porgendole una tazza di camomilla.

Laila non seppe cosa rispondere.

“Ma..Remus io..”

“Non importa quello che è successo in passato..Ero tuo amico allora e lo sono anche adesso!” la guardò dolcemente. Nella sua vita Laila aveva incrociato uno sguardo così dolce solo in un’altra persona: il suo piccolo Jullien.

“Remus..”si nascose il viso tra le mani e riprese a piangere.

“Su..” Remus la prese tra le sue braccia e cominciò ad accarezzarle i capelli.

“..non pensarci..”

Laila constatò che in quel momento era disarmato: avrebbe potuto estrarre la propria bacchetta e farla finita lì!Ma non ci riusciva: come poteva uccidere l’unica persona gentile e buona che aveva mai incontrato?!Seppe soltanto piangere e disperarsi tra quelle braccia che le davano conforto e calore.

Senza accorgersene si addormentò con la testa posata sul petto dell’uomo. Quando riaprì gli occhi, si trovò in una camera da letto, piccola ma accogliente.

Prese un bigliettino che era posato sul comodino e lo lesse –Ti ho preparato il pranzo. E’ in cucina sulla scaffalatura; scusami se non è venuto tanto bene ma oggi ho piuttosto fretta. Fai come se fossi a casa tua, ci vediamo sta sera.

Remus-

Laila scese nella cucina e cominciò a mangiare: erano le quattro del pomeriggio. Non aveva mai dormito tanto in vita sua.



Remus intanto si trovava a Grimmaulde Place e sembrava d’ottimo umore.

“Ma che ti prende?!” chiese Sirius sorprendendolo mentre sorrideva per l’ennesima volta. Nessuna risposta.

“Remus???Ci sei???”

“Certo!”rispose lui “..perché gridi?”

“Perché non mi ascolti tu, semmai!!!” l’animagus esasperato lo guardò in tralice.

“Ma di che parli?”

“Del fatto che sei perennemente tra le nuvole!Che è successo?Hai passato la serata con una donna finalmente?” scherzò. Poi si accorse che l’amico era diventato rosso.

“Remus..sei andato a letto con una donna?E chi è?” chiese incuriosito. Remus arrossì tremendamente.

“MA NO!”

“No?” chiese malizioso.

“No..non abbiamo fatto niente..”

“ALLORA E’ VERO!SEI STATO CON UNA..”

“Ma ti vuoi fare gli affari tuoi o no??”

Dato che quando Sirius ci si metteva sapeva essere davvero esasperante, Remus decise di raccontargli tutta la storia.

“Quindi..”Sirius lo guardò serio “..non la vedi da anni..”

Remus assentì.

“..sei davvero una persona fantastica..Lei è stata la causa di..”

“Di nulla!” scattò Remus nervoso.

“Lei..non ha colpa poverina!”

Sirius fece un sorriso sincero.

“No..però vedo che ti ha fatto innamorare di lei..”

Remus non riuscì a negare: aveva da sempre provato qualcosa per lei. Laila era l’unica donna che poteva capirlo, stargli accanto..forse anche amarlo! Passò tutto il pomeriggio a pensare a lei, del fatto che avrebbe passato la sua vita a proteggerla. Non c’era mai stato nulla tra loro, ma lui sentiva un forte legame che l’univa a lei.



Quando arrivò a casa trovò Laila seduta su una sedia con lo sguardo perso nel vuoto; con una mano si stringeva l’avambraccio e sembrava provare dolore.

“Laila..stai male?Ti serve..”

“No..” mormorò “..Remus..io..non posso stare più qua..”

L’uomo la guardò perplesso.

“La..”

“No..non dire nulla..Vedi Remus io..sono..”

“No Laila!Ti prego non andare via: ho bisogno di te!Lo so che ti sembrerà assurdo ma..io sento di..amarti!” le parole gli erano scivolate via così, senza che ci avesse riflettuto più di tanto.

La donna si paralizzò.

“Remus..” prese a piangere. Ogni lacrima versata era come una lama che straziava il cuore di Remus.

Senza saperlo si ritrovarono abbracciati “Io..Remus io..”

“Dimmi solo che ricambi..dimmi che rimarrai qui con me..” chiese in un sussurro. Si sentì parecchio egoista mentre pronunciava quelle parole ma del resto erano vere e lui non poteva farci nulla.

“Ti..” Laila si mise in punta di piedi e senza finire la frase lo baciò delicatamente.



Quando riaprì gli occhi si trovava tra le braccia dell’uomo, stesa accanto a lui tra le calde coperte.

“Remus..” mormorò lei mentre un senso di colpa le invadeva l’anima. Si mise seduta e osservò il corpo dell’uomo del quale era innamorata: la pelle era chiara e liscia. L’orrida cicatrice era visibile: uno squarcio nella candida pelle. I capelli castani erano leggermente arruffati ma sempre morbidi e lisci.

Ma Laila non poteva amarlo: come avrebbe potuto uccidere l’uomo che amava?! L’unica persona al mondo che..No..non era l’unica!Il suo piccolo Jullien era nelle mani dei mangiamorte e sarebbe rimasto lì se lei non avesse compiuto l’orrido delitto.

“Che ti succede..?”

Era così presa dal suo conflitto interiore che non si era accorta del risveglio di Remus.

“B..buongiorno..” mormorò lei. Remus si mise seduto accanto a lei e le sorrise con infinita dolcezza.

“Sei bellissima..”le accarezzò la guancia, ma si accorse che qualcosa in lei non andava.

“Laila..c’è qualcosa che ti turba?”

Laila lo guardò con i suoi grandi occhi verdi “Ti amo da morire!”si avvinghiò a lui e scoppiò in un pianto disperato.

“Laila..piccola..”Remus, confuso, cominciò ad accarezzarle la testa cercando di rassicurarla.

“C’è qualcosa..lo so..”

Laila sollevò la testa e lo guardò terrorizzata: sicuramente era a conoscenza del suo segreto!Sapeva che stava per diventare una mangiamorte e che era al servizio di Voldemort.

“Remus..io..”

“Non ti preoccupare..”disse “..io ti aspetterò sempre..un giorno io…io voglio diventare..tuo marito..”queste parole scivolarono via come l’acqua della sorgente.

Laila si sentì spiazzata,incredula e..stranamente felice per quelle parole!Ma non poteva..non poteva sposarlo: doveva ucciderlo!Doveva assolutamente farlo per amore del suo bambino.

“Ora devo andare..” disse lui senza nascondere l’imbarazzo per quello che aveva appena detto. Era la sua prima proposta di matrimonio e non sapeva come comportarsi.

“Mi aspetterai qui..?”chiese tristemente. Aveva paura di perderla.

Laila non disse nulla mentre lui si rivestiva lentamente.

“Remus..”mormorò impercettibilmente. L’uomo si voltò e la guardò spaventato: temeva un suo rifiuto.

“Quando..tornerai a casa..devo dirti alcune cose..mi odierai..”

Remus fece un sorriso dolce e,accarezzandole la guancia,le lasciò un bacio sulla fronte.

“Non potrei mai odiarti..sei la cosa più importante nella mia vita..”

Laila arrossì “..grazie..”avrebbe detto che anche lui era la persona più importante, ma sarebbe stata una bugia: c’era anche Jullien!

“Questa sera..accetterò la tua proposta..ma dopo averti raccontato tutto..”

Remus fece un altro cenno di saluto e uscì dalla stanza. Laila avvertì i passi farsi sempre più lontani fino a sparire completamente.

Ormai aveva preso la sua decisione: avrebbe raccontato tutto a Remus. Avrebbe raccontato dello stupro di qualche anno prima; quando si trovava per Nocturn Alley con il suo piccolo Jullien di tre anni ed era stata adescata da Lucius Malfoy..di quando si era trovata al cospetto del signore Oscuro per la prima volta..Remus l’avrebbe aiutata..lui era l’unico che l’amava veramente!Sarebbe riuscito a salvare sia lei che il suo piccolo dalle grinfie dei mangiamorte.

Era spaventata però..Si alzò dal letto e cominciò a mettere in ordine la casa di Remus: si sentiva una mogliettina e questo..la rendeva serena. Era così bello non essere più sola! Nella sua vita aveva avuto solamente preoccupazioni e continue angosce; da quando i suoi genitori, incapaci di sopportare una figlia licantropo, la abbandonarono nella foresta, segnarono inevitabilmente il suo destino.

Pianse al pensiero di poter fare la stessa cosa al suo piccolo Jullien: amava il bambino più di chiunque altro al mondo! Cera Remus adesso, è vero. Ma quello era un amore diverso.

Mentre si trovava in bagno, sentì il rumore di qualcuno che si era appena materializzato.

“Remus..sei tu?Hai dimenticato qualcosa?” chiese timidamente. Scese le scale per andargli incontro.

“Remus per…”il sorriso le si spense quando si trovò davanti a

“Dolohov..”balbettò.

L’uomo la guardò con sufficienza.

“Come mai, mi chiedo..” cominciò mentre si accarezzava il pizzetto.

“..come mai una serva dell’Oscuro Signore..si rifiuta di eseguire gli ordini?” cominciò ad accarezzarle il viso tremante “..come mai Laila?”

“I-io..io…stavo..”

“Stavi civettando con il tuo simile!!” ringhiò dandole un ceffone.

“Ti prego..ti prego Antonin..” pianse Laila.

“Non azzardarti a chiamarmi per nome, lurido ibrido!” disse sprezzante.

Laila cercò di alzarsi

“CRUCIO” Dolohov levò in aria la bacchetta e Laila venne attraversata da una fitta di dolori lancinanti.

“Ti fa male?Dovevi riflettere prima di tradire il tuo padrone..Lui è molto in collera con te..non sa che farsene di una traditrice!”

Laila non aveva più lacrime.

“Ma le sofferenze tue e di tuo figlio stanno per finire..” sorrise.

Laila impallidì.

“Avada..”





Remus era appena uscito dalla sala riunioni dell’Ordine.

“Raccontami tutto!” scattò Sirius piazzandosi davanti.

“Le ho chiesto di sposarmi..”rispose timidamente. Sirius per poco non perse la voce per lo shock.

“C-cosa??”

Remus annuì.

“Ma..ma è presto..è…cioè…”l’animagus vedendo lo sguardo dell’amico si ricompose e gli fece un gran sorriso “..sono felice per te Lunastorta..”

“Grazie Sirius..”

I due amici rimasero in silenzio a fissarsi. Il grande affetto che li univa valeva più di mille parole.

“Bhe..adesso è meglio che tu vada da lei..”

Remus annuì.

“Aspetta!” Sirius corse su per le scale facendo un rumore tale da far strillare il ritratto della signora Black.

Ritornò con un cofanetto in mano e un’aria baldanzosa che fece quasi paura.

“Questo lo darai alla tua bella..L’avrei dato io ad una mia possibile lei ma..Non volevo sposarmi quando potevo..figurati adesso!”

Remus aprì il cofanetto e vi estrasse un anello d’oro bianco con un diamante che racchiudeva una luce che cambiava e mutava a seconda dell’umore: mentre era in mano a Sirius era azzurra, e quando passò nelle mani di Remus divenne di un rosa acceso.

“Sirius..non..non posso accettare..”

Si voltarono entrambi e videro Piton che aveva sicuramente assistito alla scena.

“Mi fate sempre più schifo..” disse storcendo il naso.

“NON E’ COME CREDI MOCCIOSUS!!” Sirius prese la bacchetta e andò verso il mago.

“..portalo alla tua bella senza aspettare!” disse prima di cominciare un battibecco con Piton.

“Grazie..” si mise l’anello in tasca e si avviò verso casa.

Chissà se aveva o no accettato la sua proposta, pensò Remus. La sua vita sarebbe cambiata sicuramente con una donna al suo fianco. Avevano passato una piccola parte della loro infanzia a giocare e a divertirsi..poi l’aveva rivista a distanza di anni; questo era bastato a fargli capire che lei, e solo lei sarebbe riuscita a renderlo felice.

Sorrideva dolcemente ogni volta che ripensava al viso puro e bello della sua Laila che l’aspettava a casa. Decise di sbrigarsi, quindi entrato in un vicolo cieco, si materializzò davanti la piccola casa.

Il cuore gli si fermò e il sorriso si trasformò in una smorfia di meraviglia e orrore quando vide l’enorme, gigantesco teschio dalla lingua serpentina, sovrastare l’aria sopra la casa: il Marchio Nero.

Corse disperatamente all’interno della casa, senza respirare senza sentire altro che il suo cuore esplodere nel suo petto come un martello sul freddo metallo.

Guardò in tutte le camera ma non trovò traccia della sua Laila.

“Fa che sia uscita, fa che sia uscita, fa che sia uscita!” pregò incessantemente. Corse su per le scale e quasi sfondò la porta della sua camera da letto.

“LAILA!” la donna era accasciata sul letto, lo sguardo perso nel vuoto e la bocca socchiusa in un grido che nessuno poteva più udire. Remus la prese tra le braccia e cominciò a piangere disperato “Laila..Laila..” baciò le labbra fredde e prive di vita. Accarezzò i capelli colore del grano; avevano anch’essi perso quella lucentezza che avevano quando la vita scorreva in lei. L’uomo si mise la mano in tasca ed estrasse l’anello.

“Con..quest’anello io..io t-ti sposo..”prese delicatamente la mano bianca di Laila e le mise l’anello. La luce che un momento prima era nera come la pece, ora era bianca e pura come la neve.








Circa un mese dopo…



Moody stava misurando a grandi passi la cucina di Grimmaulde Place. La gamba di legno produceva un rumore secco e monotono che echeggiava per la stanza.

“Non vorrai fare un fosso mi auguro!” esclamò Sirius irritato dal continuo borbottio dell’anziano mago.

“Sono morti quattro babbani ieri sera, lo capisci no?!”sbottò sferrando un pugno sul tavolo.

“Mi rendo conto, Alastor, che tu sia parecchio in agitazione!Ma aspetta che Remus e Arthur siano di ritorno: dicono che lo troveranno presto.”

Moody si lasciò cadere su di una sedia.

“Un Lupo Mannaro in circolazione che è sfuggito a tutti i controlli del ministero!Come è mai potuto accadere?!”



Arthur Weasley e Remus stavano seguendo delle orme e squarci nel terreno, fino ad un parco nella periferia dello Yorkshire.

“Te la senti di proseguire?” chiese il signor Weasley vedendo che il compagno arrancava faticosamente.

“Certo..dopo tutti questi anni so controllare gli effetti della Luna Piena..”

“Non mi riferivo solo al tuo stato fisico..”

Remus lo guardò come se fosse stato colpito da uno schiaffo.

“Andiamo..”disse con voce roca.

Camminarono lungo un vecchio sentiero abbandonato.

“Lì c’è qualcuno!Forse l’abbiamo trovato..”mormorò estraendo la bacchetta.

“Tranquillo Arthur: a giudicare dalle tracce trovate, si tratta di un individuo piuttosto giovane. Sarà sicuramente stremato..” fece Remus.

Entrambi i maghi si avviarono verso un grande tronco cavo in cui giaceva addormentato un bambino. Remus si fermò di soprassalto e lo fissò con occhi sgranati: aveva dei lisci capelli colore del grano. Anche se erano sudici riusciva a notarne la lucentezza e la sua pelle era candida come la neve..

“Cosa..chi siete..?” il bambino aprì i suoi grandi occhi di smeraldo e li fissò impauriti.

“Mi dispiace se ho causato problemi signori!Non è colpa mia!Io..io..”il bambino prese a piangere e tremare come una foglia al vento.

“E’ così piccolo..”mormorò tristemente Arthur ma Remus non lo stava ascoltando. Due grandi lacrime gli rigarono il volto.

“Laila..”

Il bambino si voltò verso di lui.

“Co..conosci la mia mamma?Dov’è?Portami dalla mamma!!”gli si aggrappò alla veste supplicandolo.

Remus rimase un attimo interdetto: ora era tutto chiaro!

“Co..come ti chiami..?” chiese debolmente.

“Jullien..” rispose tra i singhiozzi.

Remus si tolse il mantello e vi avvolse il piccolo.

“Lo conosci?” chiese Arthur e Remus lo guardò con ritrovata dolcezza.

“Si Arthur: lui è mio figlio.”

Si chinò e lo prese in braccio “Mi occuperò io di te..” gli diede un bacio sulla fronte e Jullien si addormentò tra le braccia dell’uomo.

Fine

Elettra_Lumes_86