Le Avventure dei Malandrini
Era una notte e tempestosa. Il castello di Hogwarts era immerso nel buio più
totale; ogni stanza era oscurata dalle tenebre. Tuttavia, si intravedeva una
luce che apparteneva al dormitorio maschile di Grifondoro: quattro ragazzi del
sesto anno si divertivano chiacchierando animatamente.
Tutta la scuola li conosceva come gli studenti più vivaci, soprattutto Sirius
Black e James Potter; gli altri due si chiamavano Remus Lupin e Peter Minus.
Questi ragazzi erano diventati amici fin dal primo anno: insieme ne avevano
combinate di tutti i colori, spesso rischiando di essere espulsi dalla scuola.
La loro esuberanza non si era mai placata, anche adesso che avevano sedici anni.
James era disteso sul suo letto e giocava con un boccino, mentre Sirius era
seduto a terra e discuteva con Remus; Peter li ascoltava in silenzio.
«Scusa, Felpato, correggimi se sbaglio» disse Remus un po’ sorpreso «Mi stai
dicendo che la tua esperienza più terribile è quella di dover appartenere alla
tua famiglia?»
«Sì, Lunastorta, hai capito benissimo» rispose Sirius «La cosa che più odio al
mondo è la mia famiglia. Sai, per loro io sono un fallito, un idiota. Questo
perché sono un Grifondoro, mentre tutti i miei parenti stretti sono stati
Serpeverde» continuò impassibile. «E tu, Lunastorta? Qual è l’esperienza più
brutta della tua vita?» gli domandò Sirius, per interrompere la sua storia.
«Oh, che domanda intelligente!» esclamò Remus sarcastico «Ovviamente il mio
spiacevole incontro con un Lupo Mannaro, che mi ha reso la vita impossibile!»
spiegò pazientemente.
«E dài, Remus, io mi diverto un mondo quando c’è la luna piena!» disse Sirius
per tirarlo su di morale.
«Già, hai ragione!» intervenne James, che smise subito di giocare con il
boccino. «Senti, Codaliscia, potresti stare un po’ zitto? Mi stai facendo venire
il mal di testa per quanto stai parlando!» disse; Peter che lo guardò curioso.
«Allora, Codaliscia?» gli domandò Remus «Per te qual è stato il momento più
tremendo?»
«Oh, non saprei…» balbettò lui «Non c’è un’esperienza particolare» concluse un
po’ confuso.
«Sì, come no!» lo prese in giro James.
«Ehi, Ramoso, tocca a te! Stessa domanda!» disse Remus
«Certamente, per il nostro Potter la cosa più brutta è Lily Evans che non lo
degna di uno sguardo!» commentò Sirius divertito.
James arrossì e gli tirò un cuscino in faccia. «Vuoi la guerra, amico?» gli
chiese Sirius rialzandosi e scaraventandogli una cuscinata che lo fece
scatenare. James afferrò il cuscino e lo lanciò a Remus che colpì rapidamente
Peter. Così, iniziò una lotta che durò quasi tutta la notte.
Ancora una volta, i quattro amici si addormentarono molto tardi, ignorando il
fatto che la mattina dopo avrebbero dovuto ricevere una punizione per non aver
svolto tutti i compiti.
Il mattino seguente, i giovani amici dovettero inventarsi ogni sorta di scusa
per giustificarsi col professore di Incantesimi. Chissà come, l’unico che mostrò
i compiti fatti all’insegnante fu Remus. Gli altri tre vennero puniti per
l’ennesima volta.
«Ne ho abbastanza!» disse il professore «Ogni volta sempre una scusa, sempre a
combinare guai, e credete di passarla liscia?». James aveva lo sguardo rivolto
verso il basso, Peter tremava e Sirius guardava l’insegnante con un sorriso
stampato in faccia. «Non c’è niente da ridere, Black! Dato che sei così
soddisfatto di te stesso, sarai il primo ad essere punito: una volta alla
settimana, per un mese, dovrai pulire l’ufficio di Gazza senza magia. Mastro
Gazza ti sequestrerà la bacchetta quando lavorerai!», Sirius lo guardò storto e
sbuffò.
«Tu, Minus, dovrai fare un tema lungo tre rotoli di pergamena sugli Incantesimi
Evanescenti, poiché al sesto anno non sei ancora in grado di eseguirli alla
perfezione», il ragazzo annuì con foga.
«E tu, Potter, dovrai pulire la Guferia ogni sabato mattina per un mese!», James
cercò di ribattere, ma Remus gli pestò un piede per zittirlo. «Ovviamente, senza
usare la magia, come il tuo caro amico Black. Prima di salire alla Guferia,
verrai nel mio ufficio e mi consegnerai la tua bacchetta»; poi si rivolse a
tutti e tre: «SONO STATO CHIARO?», Sirius, James e Peter annuirono.
«Quanto a te, Lupin, non sarebbe male se ogni tanto controllassi i tuoi amici.
Mi meraviglio di te, ricordati che sei un Prefetto!», Remus arrossì.
Il professore si allontanò e annunciò alla classe: «La lezione è finita!
Ripassate tutti i vostri temi, la prossima volta li correggerò!».
I quattro amici presero le loro borse e i libri e uscirono dall’aula in
silenzio. Una volta lontani dal resto della classe, cominciarono a parlare tutti
insieme:
«Pulire l’ufficio di Gazza, che gli salta in mente a questo qui…»
«Tre rotoli di pergamena, non ce la farò mai…»
«Dovrò togliere tutte le cacche dei gufi! Ma è impazzito…?».
Remus era l’unico a stare in silenzio. Ascoltava i suoi amici e non commentava.
«Che hai, Lunastorta?» gli domandò James «Non dirmi che te la sei presa per ciò
che ha detto il prof!»
«Mi ha fatto fare una figuraccia, quel babbeo!» borbottò Remus «Anche davanti ai
Serpeverde!», e strinse forte il pugno.
«Ma dài!» commentò Sirius «Sei il miglior Prefetto di tutta la scuola! Se poi ti
preoccupano i Serpeverde…» si fermò di colpo; un ghigno gli attraversò il volto
«…come quello lì!» e con un cenno indicò uno studente di Serpeverde, Severus
Piton, un ragazzo antipatico e ficcanaso.
«Mocciosus!» bisbigliò soddisfatto James.
«E dài, ragazzi, state buoni…» ma Remus non ebbe la possibilità di terminare la
frase, perché James e Sirius si allontanarono.
«Ciao, Mocciosus!» lo salutò James. Il ragazzo di Serpeverde continuò a
camminare, ma Sirius gli si mise davanti e gli bloccò la strada. «Lo sai che si
salutano gli amici, vero Sevvie?» gli chiese Sirius. Severus li guardò con odio
e con un ghigno disse: «Come al solito non vi bastano le punizioni, eh? Ma devo
dire che sarebbe divertente vedere Potter pulire le cacche dei gufi: deve essere
piacevole trascorrere un po’ di tempo con i propri simili!».
Sirius afferrò rapido la bacchetta e gliela puntò tra gli occhi.
«Lascia perdere, Felpato» gli consigliò James «È solo un lurido imbecille che
non sa farsi gli affari suoi!». Severus gli lanciò un’occhiataccia.
«Che c’è, Mocciosus?» gli chiese Sirius tenendogli puntata ancora la bacchetta
«Difficile ammettere la verità, vero?», e scoppiò a ridere.
In quel momento, un gruppo di ragazze di Grifondoro passò loro vicino. James
lanciò loro uno sguardo rapido e, non appena individuò una ragazza dai capelli
rossi, si passò una mano tra i capelli e si schiarì la voce: «Sirius, che ne
dici di andare a fare quattro passi? Meglio lasciare Piton ai suoi tanti amici
che lo aspettano, lo accoglieranno nella sala comune con un applauso e, perché
no, una ola!» lo prese in giro James, sottolineando il fatto che Severus era un
ragazzo molto solitario, senza un amico.
«D’accordo, Ramoso!» acconsentì Sirius; abbassò la bacchetta e si rivolse
all’avversario: «Buona giornata, amico!», si fece da parte per lasciarlo passare
ma, non appena Piton mosse un piede, gli fece lo sgambetto e il ragazzo piombò a
terra con un tonfo. Sirius, insieme a James e Peter, scoppiò in una
irrefrenabile risata. Remus si limitò a sorridere abbassando il capo.
«Ragazzi, venite con noi?» chiese Sirius, rivolgendosi a Remus e Peter.
Quest’ultimo annuì, ma Remus lo fermò: «Abbiamo troppi compiti per domani, e voi
tre siete indietro con il tema di Incantesimi. Peter deve scrivere tre rotoli
per lunedì, quindi è meglio se ritorniamo nella sala comune!» suggerì con uno
sguardo di rimprovero.
Ma Sirius non era d’accordo: «E dài, Lunastorta! Solo un’innocente passeggiata
nel parco!». Remus scosse la testa: «Mi dispiace, ragazzi, ma io non vengo. E tu
che fai, Peter?»; il ragazzo rifletté un attimo e poi rispose: «Meglio fare il
tema sugli Incantesimi Evanescenti!»
«Bene!» esclamò Remus, e si incamminò verso il corridoio alle sue spalle.
Peter si rivolse agli altri due: «Così mi aiuta Remus!» bisbigliò, e con un
cenno di saluto seguì l’amico.
Sirius e James uscirono dal castello. Anche se era il mese di novembre, quel
giorno il cielo era limpido e sereno. Era quasi l’ora di pranzo, ma alcuni
studenti passeggiavano nei giardini del castello invece di dirigersi alla Sala
Grande.
«Adesso mi spieghi tutto!» disse all’improvviso Sirius
«Spiegarti cosa?» gli chiese James facendo l’innocente, e lanciando occhiate
rapide al gruppo di ragazze di Grifondoro, che si stava avviando verso il lago.
«Andiamo al faggio sulla riva del lago?» domandò Sirius, e James annuì. Sirius
scosse la testa sorridendo: «Così hai un panorama migliore!» sussurrò.
«Cosa?» lo interrogò James, che non aveva ascoltato.
Sirius raggiunse l’albero e si sedette sull’erba. Guardò le ragazze che intanto
ridacchiavano tra loro, poi sospirò. «Quando glielo chiederai?» chiese
all’amico, con un sorriso soddisfatto. James si sedette accanto.
«Chiedere cosa? E a chi?»
«Uffa, Ramoso, smettila di far finta di niente!» sbuffò Sirius in risposta.
«Lily Evans. Ora ti è chiaro l’argomento?».
James arrossì e guardò una delle ragazze. «Lo so. Ma sai che le sto antipatico!
E ci ho provato tante volte!» borbottò.
«Sì, ma non la prendi sul serio. Non l’hai invitata ad uscire, in un certo
senso. Non gliel’hai mai chiesto seriamente!» lo rimproverò Sirius. James lo
guardò torvo.
«Caspita, Ramoso, quanto hai da imparare sulle donne!» sbuffò ancora una volta
Sirius.
«Sei tu che non prendi sul serio la faccenda!» lo ammonì James «Tu hai avuto
tante ragazze, ma nessuna di loro è stata importante per te! A me Lily piace
davvero!». Guardò la ragazza con i capelli rossi che parlava animatamente con le
amiche. Anche lei lo guardò un attimo. James le sorrise. Lily lo osservò
impassibile e poi distolse lo sguardo; il ragazzo sospirò impaziente.
Sirius scoppiò a ridere: «Sei proprio cotto, amico!» lo prese in giro,
divertito. James abbassò lo sguardo e si passò distrattamente una mano tra i
capelli.
«Be’, Ramoso, il mio stomaco brontola. Andiamo nella Sala Grande! Voglio mettere
qualcosa sotto i denti prima di Trasfigurazione. Non abbiamo fatto il tema per
la McGranitt, ma non si arrabbierà: è pazza di me!» e, tra una risata e l’altra,
i due amici ritornarono al castello.
Alla fine della lezione di Trasfigurazione, la professoressa McGranitt chiamò in
privato Sirius, James, Peter e Remus. «Vorrei fare una domanda a tutti e
quattro» spiegò loro «Vi rendete conto che state frequentando il sesto anno a
Hogwarts, e il M.A.G.O. è sempre più vicino?»
«Sì» risposero in coro
«E allora, perché continuate a comportarvi come se foste dei ragazzini di dodici
anni? Quando prenderete la scuola con più serietà?» domandò loro alzando la voce
«Se permette, professoressa, vorrei risponderle io» disse Sirius facendo un
passo avanti, e rivolgendole un ampio sorriso per addolcirla. Infatti, la
McGranitt aveva un debole per lui, lo considerava uno dei migliori studenti
della scuola.
«Vede, professoressa, noi siamo dei ragazzi spensierati. Troppo spensierati,
direi» affermò con un tono colpevole «Siamo molto amici e ci piace il
divertimento! Questo non vuol dire che per tutto il giorno non facciamo altro
che ridere e chiacchierare, anzi», la guardò dritto negli occhi «Trascorriamo
molto tempo nella sala comune a studiare, soprattutto la sua materia», Sirius si
esibì in un inchino teatrale; gli altri tre ridacchiarono.
«Certo, Black, come no!» esclamò la McGranitt con un sorriso «Capisco che tu,
Potter e anche Lupin – Minus un po’ meno – apprezziate la mia disciplina; e per
quanto ti riguarda, credo che sia quella in cui ti impegni di più».
Sirius fece un cenno con il capo: «Dunque?» le chiese con cordialità
«Non verremo puniti?» domandò Peter. James gli pestò un piede e bisbigliò: «Stai
zitto, non vorrai rovinare la brillante prestazione di Sirius?». Peter si zittì
all’istante e abbassò la testa.
«Dunque, non tollero che prendiate in giro i vostri insegnanti, e pretendo che
vi impegniate un po’ di più. Lupin, tu non preoccuparti, questo discorso non
riguarda te. Anzi, direi che potresti controllare i tuoi amici, quale tuo
compito di Prefetto!» suggerì, ma senza arrabbiarsi. Poi, si rivolse agli altri
tre: «Tu, Black, insieme a Potter e Minus, dovresti applicarti un po’ di più
nella teoria delle materie, e dovreste anche limitare la vostra vivacità. Il
professor Silente ed io vi abbiamo perdonati troppe volte: sappiate che se
continuerete ad infrangere le regole, mi vedrò costretta a prendere seri
provvedimenti!»
«Quindi per questa volta riceveremo il suo pregiato perdono? Non ci condannerà
ad una solenne penitenza, che ci farà pentire del nostro orribile
comportamento?»
«Sì, Black, ma ti chiederei un favore» rispose la McGranitt inclinando il capo
«Mi dica, professoressa»
«Smettila di parlare in quel modo! Mi rendo conto che mi stai prendendo in
giro». Sirius le sorrise un attimo e poi le disse: «Le chiedo umilmente scusa.
Le do la mia parola che non si verificherà più»
«Ancora?» disse impaziente la McGranitt
«Scusi».
«Ehm… professoressa? Potrei chiederle una cortesia?» intervenne James.
«Dimmi, Potter»
«Nell’ora di Incantesimi ho ricevuto una punizione, cioè ogni sabato mattina
dovrò pulire la Guferia. Però questo sabato ho l’allenamento di Quidditch, e non
posso proprio evitarlo, perché abbiamo prenotato il campo due settimane fa. E
poi c’è Serpeverde che continua a rendere le cose più difficili, perché non
permette a nessuno di allenarsi, ci precede sempre. Lei sa che l’anno scorso
abbiamo perso la Coppa del Quidditch, e ci teniamo tanto a vincerla quest’anno…»
«Ho capito, Potter, ho capito tutto. Per questa settimana salterai la punizione,
ma la recupererai al più presto. Quanto a te, Black, è meglio che vai nella sala
professori: dovrai decidere il giorno in cui svolgere la tua punizione con il
professore. È tutto, potete andare!» concluse la McGranitt con un gesto
impaziente.
«Grazie, professoressa!» le risposero i quattro. Ridendo sottovoce si
incamminarono verso la porta.
«Ah, Lupin, ancora un momento!» disse la professoressa rivolgendosi a Remus
«Voialtri potete uscire, prego». Remus si avvicinò all’insegnante.
«Ricordati che il professor Silente si fida ciecamente di te: dai una
controllatina a quei tre, ogni tanto» gli suggerì a bassa voce.
«Certamente, professoressa!» la rassicurò lui.
Una volta uscito dall’aula si affrettò a raggiungere gli amici, che intanto
ridevano a più non posso.
«Complimenti, Felpato, ottima prestazione!» disse James all’amico, tirandogli
una pacca sulla spalla
«Ve lo dicevo che è pazza di me! Non avete visto come l’ho colpita? E quando ho
fatto l’inchino per un pelo non è svenuta!» esclamò Sirius soddisfatto.
«Stava letteralmente cadendo ai tuoi piedi!» assentì Remus.
Peter si girò verso di lui: «A proposito, che cosa voleva da te?» gli chiese
incuriosito.
«Oh, niente di importante» si giustificò lui «Mi ha chiesto delle mie condizioni
di salute. La luna piena è vicina!» mentì, ma il suo tono era davvero
sconsolato.
«Non vedo l’ora!» affermò James sorridendo.
Remus lo ammonì con lo sguardo. Poi sorrise: «Be’, i Malandrini hanno bisogno di
divertirsi un po’!» annunciò con gioia.
Quella sera, dopo aver terminato i compiti, i quattro amici aspettarono di
trovarsi soli nella sala comune. Quando l’ultimo gruppo di ragazze del sesto
anno fu uscito, Sirius ruppe il silenzio: «Allora, ragazzi! Andiamo a farci una
bella corsa sotto la luna piena?»
«Abbassa la voce!» lo rimproverò Remus, preoccupato.
«E dài, Lunastorta! Non ci sente nessuno!» replicò Peter.
Remus lo guardò severo e si rivolse a James: «Vai a prendere la roba»
«Agli ordini, capo!», James si alzò di scatto e si diresse al dormitorio
maschile. Una volta di ritorno, porse la Mappa del Malandrino a Peter e, insieme
agli altri, si infilò sotto il Mantello dell’Invisibilità.
Quando uscirono dalla scuola, si avvicinarono silenziosamente al Platano
Picchiatore e si sfilarono il Mantello. Remus lanciò uno sguardo nervoso al
cielo che, quella sera, era frastagliato dalle nuvole.
In pochissimi istanti James, Sirius e Peter si trasformarono in tre animali:
Peter divenne un piccolo topo, Sirius mutò in un grosso cane nero e peloso e
James in un elegante cervo. Di corsa, Codaliscia si avvicinò al Platano e
premette il nodo in modo da aprire il passaggio agli amici. I quattro vi si
intrufolarono e raggiunsero la Stamberga Strillante.
Una volta dentro, i tre animali si fermarono vicino ad un angolo e aspettarono
la trasformazione di Remus; una pallida luce entrò nella stanza e illuminò il
volto del ragazzo che, immediatamente iniziò a contorcersi e ad urlare di
dolore. In pochissimo tempo divenne un lupo mannaro.
Le quattro creature si precipitarono fuori dalla Stamberga e, illuminati dalla
candida luce della luna piena, presero a correre uno accanto all’altro.
Il vento scompigliava le loro pellicce arruffate, accarezzandoli dolcemente; la
notte si fece limpida e serena mentre l’acqua del lago rispecchiava il pallido
globo argenteo che li accompagnava.
Dopo aver corso nella Foresta, si diressero al lago: Ramoso si avvicinò
all’acqua per dissetarsi, Codaliscia si accoccolò sotto un albero e Lunastorta
prese al ululare alla luna, seguito dagli urli cupi di Felpato.
Sirius aprì gli occhi, assonnato, e si guardò intorno: Peter dormiva russando
leggermente, Remus si era appena alzato e rovistava nel suo baule, mentre James
non era nella stanza; era sabato mattina e, dopo la nottata appena trascorsa, i
quattro amici avevano preferito dormire di più invece di studiare o di fare
altro, tranne James che era agli allenamenti di Quidditch.
«’Giorno!» borbottò Sirius a Remus.
«Felpato, hai idea di dove ho messo il mio libro di Incantesimi?» domandò lui in
risposta, continuando a rovistare.
«Uffa, Lunastorta! E’ sabato!».
Remus si raddrizzò e lo guardò in faccia: «E’ per Peter. Aveva bisogno di alcuni
appunti sugli Incantesimi Evanescenti» spiegò impaziente. Peter grugnì nel
sonno.
«Che nottata, ieri!» esclamò Sirius con aria sognante; si alzò dal letto e
iniziò a vestirsi.
«Già, mi sono divertito!» disse Remus compiaciuto. Si sedette sul suo letto e
tirò un cuscino in faccia a Peter che si svegliò di soprassalto.
«Be’, ragazzi. Vado a vedere gli allenamenti di James. Ci vediamo più tardi!».
«Non mangi nulla?» gli chiese Remus aggrottando le sopracciglia.
Sirius si concentrò un attimo e rispose: «Allora sgraffignerò qualcosa dalle
cucine!» e con un occhiolino uscì dal dormitorio.
Qualche minuto dopo incontrò Lily Evans, questa volta senza nessun’amica. «Ciao,
Evans!» la salutò allegramente.
Lily lo guardò e gli domandò: «Non te ne vai più in giro con Potter?»
«E’ agli allenamenti» le spiegò semplicemente «Te lo saluto?» le chiese
sospettoso
«Fa’ come ti pare» gli rispose lei con una scrollata di spalle.
Finiti gli allenamenti, Sirius raggiunse James allo spogliatoio.
«Tutto bene, Felpato?» domandò James togliendosi la divisa.
«Sicuro, amico. Ti mando i saluti da parte di Lily!» gli disse, e gli tirò una
pacca sulla spalla.
«Cosa?» esclamò James stupefatto, lasciando cadere il manico di scopa «L’hai
incontrata? E che ti ha detto?»
«Nulla di che».
James lo osservò per qualche altro istante, poi si rese conto della propria
reazione e cercò di ricomporsi. Si chinò e raccolse il manico, passandosi una
mano fra i capelli.
Quando furono fuori, decisero di fare una camminata tranquilla. Quella mattina
non c’era nessuno nel parco, così passeggiarono un po’ distrattamente e
ritornarono al Castello per il pranzo.
Nella Sala Grande trovarono Remus e Peter. I due amici si sedettero e iniziarono
a versarsi un po’ di succo di zucca nei bicchieri.
«E’ da un po’ di tempo che non combiniamo qualcosa di serio a Mocciosus» disse
James pigramente.
«Già» affermò Sirius «Andiamo a fargli una visitina dopo pranzo? Un po’ di
compagnia gli farà bene!» scherzò. Remus li guardò un attimo e fece cenno di sì
col capo.
Dopo aver terminato il pranzo, James si alzò di scatto: «Remus, vecchio mio,
oggi non hai scuse! Prima di andare a lezione andiamo a salutare Mocciosus. Oggi
niente compiti!»
«E no, Ramoso» rispose Remus «Adesso andiamo da Mocciosus, poi a lezione e
stasera si studia!»
Sirius lo guardò torvo: «Parla per te, amico!».
Peter scrutò il tavolo di Serpeverde e notò che Severus stava uscendo dalla Sala
Grande: «Ragazzi… andiamo?». I Malandrini si affrettarono a raggiungere Severus
in corridoio.
James superò gli amici e fermò Severus poggiandogli una mano sulla spalla:
«Sorpresa!» esclamò. Severus si irrigidì e si girò di scatto guardando i quattro
con disgusto; immediatamente sfilò la bacchetta dalla tasca e la puntò al cuore
di James: «Dammi un motivo per non farlo» bisbigliò lentamente.
«Oho! Giochiamo pesante oggi?» scherzò Sirius, afferrando la sua bacchetta
«Codaliscia, dammi una mano!» ordinò.
Subito Sirius e Peter scagliarono due incantesimi contro Severus:
«Rictusempra!» gridò Peter
«Tarantallegra!» urlò Sirius
Severus riuscì ad evitare l’incantesimo di Peter, ma iniziò a ballare
irrefrenabilmente.
James si puntò la bacchetta alla gola e disse: «Sonorus», si schiarì la voce e,
quando parlò di nuovo, il suo tono aumentò notevolmente: «Chiunque voglia vedere
Severus Piton ballare la danza del ventre è pregato di recarsi nella Sala
d’Ingresso!».
Remus si avvicinò all’amico e sussurrò: «Non stiamo esagerando un po’?», Sirius
gli fece l’occhiolino: «Ma dài!».
Nel frattempo, Severus continuava a dimenarsi, tuttavia riuscì a prendere la
bacchetta e cercò di puntarla contro Sirius, ma sbagliò la mira e scagliò
l’incantesimo su Peter: «Forunculus!» gridò con tutto il fiato che aveva in
gola. Peter cadde a terra e delle enormi bolle iniziarono a riempirgli il viso,
così che iniziò a piagnucolare per il bruciore.
La Sala d’Ingresso si riempì di studenti incuriositi.
James alzò lo sguardo e in un angolo notò Lily Evans e le sue amiche, così si
allontanò da Severus.
Sirius rideva a più non posso. Remus osservava la scena preoccupato.
«Che cosa succede qui?», la voce tuonante della professoressa McGranitt invase
l’enorme stanza. L’insegnante si fermò di colpo e guardò il tutto con occhi
spalancati: il suo sguardo andava da James a un Severus danzante, a Peter
ricoperto di bolle e Sirius che tratteneva a stento le risate; infine squadrò
Remus che arrossì violentemente.
Una vena pulsò sinistramente sulla sua tempia: «POTTER! BLACK! Che diavolo state
combinando?». La professoressa si avvicinò frettolosamente a Severus e Peter e
gridò: «Finite Incantatem!»; i due ragazzi si acquietarono, esausti.
La McGranitt riprese a parlare: «Cento punti in meno a Grifondoro e trenta a
Serpeverde! Potter e Black, voi due sarete sospesi per tre giorni da ogni
attività scolastica! Tu, Minus, vai nell’Ufficio del Preside immediatamente!
Quanto a te, Lupin, sarai punito da me più tardi per aver dimostrato di essere
un Prefetto incompetente!».
Gli studenti osservavano la scena in silenzio.
Remus iniziò a torcersi le mani e due lacrime gli rigarono il viso; il sorriso
di Sirius si spense sul suo volto e lasciò il posto ad un misto di stupore;
James lanciò un’occhiata rapida a Lily, che lo guardò disgustata, e arrossì.
Peter cominciò a tremare.
La professoressa si rivolse al resto della scuola: «Andate–subito–a–lezione!»
ruggì. I ragazzi si allontanarono in fretta, compreso Severus Piton che fissò
furente i quattro e uscì di corsa.
La McGranitt guardò i ragazzi e sibilò: «Vi avevo avvertito. Ora, fate ciò che
vi ho detto!», girò sui tacchi e andò via.
Sirius cercò di sdrammatizzare quel momento di tensione: «Poteva andarci molto
peggio, no?», tentò di dare fiducia ai suoi amici.
Remus alzò lo sguardo e gli rivolse un’occhiata furente, Peter continuava a
tremare e James cercò di calmarsi, pensando che l’aver evitato per un pelo
l’espulsione dalla scuola era stata una fortuna incredibile; poi scoppiò a
ridere. Gli altri Malandrini lo imitarono, scambiandosi sguardi scherzosi,
tranne Remus che li guardava arrabbiato ma un po’ addolcito.
Dopo essersi calmati, Peter si diresse in Presidenza mentre Remus si affrettò a
seguire la McGranitt; James e Sirius si avviarono alla sala comune congedandosi
con un gesto sarcastico.
I Malandrini si rivolsero un’occhiata complice e sorrisero tra loro.
Fine
*°* I quattro Malandrini erano riusciti a trovare una vena di ironia anche in questa situazione. Davvero mitici, vero? *°*
Siria